Viaggi

Trentatrè Pachulli entrarono a Trento, tutti trentatrè… Pachullando!

Amici cari, amici belli!

Ehm… sono sparito per qualche giorno… scusate… ma a casa della padroncina ogni giorno ce n’è una e quindi devo stare al passo con tutte le belle novità che stanno arrivando!

Comunque, avendo trovato qualche minutino di tempo, vi propongo il seguito del viaggetto fatto con padroncina e con la sua amichetta (padroncina di Slottino) in terra Trentina.
Con il racconto di oggi vorrei parlarvi di una tra le città più belle (e pulite) e con il tasso di disoccupazione più basso di tutta la Nazione italiana: Trento!

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Trènt (così viene chiamata in dialetto), capoluogo di Provincia del Trentino, è una meravigliosa (e grande) città di più di 100mila abitanti, situata nella Valle del fiume Adige e circondata da alcune simpatiche montagnette, quali la Paganella, il Monte Calisio, la Marzola, la Vigolana e il Monte Bondone (detto anche “Alpe di Trento”).

Il suo nome pare derivi, secondo la tradizione latina, da Tridentum a causa dei colli Monte Verruca (o Doss Trènt), Dosso Sant’Agata e Dosso di San Rocco che circondano la città;  in realtà pare che il toponimo sia ancora più antico, di origine retica, e significherebbe triforcazione, dovuta al letto irregolare del fiume Adige oppure ai tre corsi d’acqua, Adige, Fersina e Salè, che formano una triforcazione guardando la città da sud; nonostante ciò, la tradizione latino/romana ha avuto la meglio, tanto che è possibile leggere, sul vecchio municipio della città, questa iscrizione latina:

Montes argentum mihi dant nomenque Tridentum

che significa I monti mi danno l’argento e il nome di Trento, attribuita a Fra Bartolomeo da Trento.

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La storia della città è lunga e affascinante: come per Mantova, vi propongo di seguito il sunto del sunto: naturalmente sono arrivati i romani (che sono come il prezzemolo…), ma prima di loro si insediarono nella vallata i Veneti, gli Etruschi e i Galli. I romani sono infatti arrivati solo nel I secolo a.C. ma la città divenne municipium solo tra il 50 e il 40 a.C. Nel medioevo sono arrivati i Vescovi. Poi i Goti. Poi i Longobardi. Poi i Franchi e i Baiuvari. Poi arrivò Corrado II che istituì il Principato Vescovile di Trento che resistette fino al periodo napoleonico. Nel mentre arrivarono gli Asburgo che rimasero in Trentino per molto molto tempo, fino alla Grande Guerra. Dopo il Primo Conflitto Mondiale, Trento (e con questo intendo tutto il Trentino e l’Alto Adige) venne annessa al Regno d’Italia. Non che i trentini (e gli alto atesini) fossero particolarmente contenti della cosa… ancora oggi , infatti, soprattutto in Alto Adige, alcuni gruppi separazionisti vorrebbero tornare sotto il controllo dell’Austria (come dargli torto, viste le ultime vicende politiche ed economiche del Bel Paese) ma non si può. Arriva poi il fascismo che fece grossi danni, a Trento come nel resto del Paese. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il territorio diventa autonomo e nel 1971 venne istituita la Provincia autonoma di Trento, che ancora oggi gode di molti privilegi.

Come vedete, questa è davvero un riassunto dell’articolata storia della città, che vi invito a leggere sulla pagina wikipedia della città… ne rimarrete affascinati!

Trento è ricca di opere e monumenti fantastici. Noi abbiamo visitato con vero interesse (e stupore da parte della padroncina di Slottino) il Castello del Buonconsiglio, del quale, però, vi parlerò prossimamente, perché merita davvero un post tutto per se.

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A Trento è inoltre possibile vedere (e in alcuni casi visitare):

un bellissimo Duomo, la Cattedrale di San Virgilio, eretto nel 1212 sull’area in cui era originariamente presente l’antico tempio dedicato a San Virgilio (patrono della città), e concluso nel 1321;

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Una quantità infinita di palazzi… anche se i più belli sono Palazzo Thun (attuale municipio della città)

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e le case Cazuffi-Rella, sorte nel XVI secolo e affrescate, pare, da Fogolino;

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Poi ci sono tante torri… tante fontane… tanti ponti… tanti negozi e tanti ristoranti (degno di nota il Forsterbräu Trento, dove abbiamo pranzato con canederli, tagliatelle di grano saraceno con ragù di selvaggina, brezel, birramisù e strudel, il tutto accompagnato da una bella birra, naturalmente!).

Insomma, una grande e bella città, che va visitata con calma e pazienza, ma che sa regalare forti emozioni.

Beh, che dire? Per ora è tutto, amici miei! Restate sintonizzati che nel prossimo post vi parlerò del Castello bello del Buonconsiglio! E vi invito come al solito a mettere il like alla mia pagina facebook per vedere le fotine di questo racconto (e perché no? Anche degli altri!).

Un bau a tutti!

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