Viaggi

La Brianza che vorrei… – Rifugio Alpinisti Monzesi (LC)

Ciao amici!
Come state? Com’è andata col Pap? Simpatico vero?

Comunque adesso sono tornato, tutto per voi! E vi racconto, prima di partire per le vere vacanze in Trentino, di una simpatica gitarella domenicale fatta con padroncino e padroncina lassù sul Resegun, quella bella montagnotta lecchese citata anche dal Manzoni nel suo famoso brano “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti… dei suoi Promessi Sposi…

…La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune.”

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Non starò qua a tediarvi con le informazioni geografico-geologiche che piacciono tanto a padroncina, ma passo subito al racconto della gitarella. Vi dico solo che questa bella passeggiata dista solo 35 km dalla Brianza industriale, facendo scoprire al brianzolo sedentario che esiste un’altra faccia della medaglia della sua zona tanto amata.

Noi abbiamo deciso di percorrere uno dei tanti sentieri a disposizione degli escursionisti con partenza da Erve, piccola località a 559 m s.l.m. di meno di 800 anime, situata nella Valle di San Martino, ad un tiro di schioppo dalla più famosa città di Lecco.

Il sentiero che abbiamo scelto è il numero 11, che da Erve, costeggiando il torrente Gallavesa, giunge lassù a 1173 m s.l.m. al Rifugio “Capanna Alpinisti Monzesi”.

Il primo tratto del percorso è davvero una bella passeggiata semplice, immersa nella natura e circondati dalle farfalle che, chissà perché, ma in questa zona abbondano davvero!

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Arrivati al ristorante “I due Camosci”, si possono scegliere due diversi percorsi: uno, denominato “Sentiero Pra de Rat” sembra decisamente più breve (i cartelli indicano 1 ora di tempo per arrivare al rifugio), ma, a quanto pare, è anche più pesantino; l’altro, denominato “Sentiero San Carlo” è decisamente più lunghino ma meno impegnativo. Cerchiamo di non ascoltare padroncina che vuole prendere il sentiero più semplice perché “QUESTA E’ LA  MIA PRIMA CAMMINATA DELL’ANNO NON POSSO STRAFARE!!!” per imboccare il sentiero più breve, ma la sua voce è talmente insistente e fastidiosa che, un po’ per non sentirla più parlare, un po’ perché effettivamente forse non era il caso, decidiamo di imboccare il sentiero più semplice.

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A circa 15 minuti dal ristorante si giunge alla “Sorgente San Carlo”, locus amoenus dove ci si può rifornire di acqua fresca e pura prima di intraprendere la vera e propria scarpinata, decisamente più tostina di quello che ci si potrebbe aspettare, ma deliziosa e piacevole, essendo per la maggior parte del tempo nel bosco e quindi all’ombra.

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Durante il nostro percorso abbiamo simpaticamente “adottato” il signor Brambilla (ok, lo so, fa ridere che in Brianza ci si ritrova ad adottare signori che si chiamano Brambilla, ma che ci posso fare io se qui si chiamano tutti così?!), simpatico omino di 74 anni (in realtà ne dimostrava massimo 55, beato lui!!!) che si è unito a noi sia per la salita sia per la discesa.

Dopo circa un’oretta e mezza di cammino si giunge al tanto desiderato Rifugio “Capanna Alpinisti Monzesi”. Perché questo nome? Semplicemente perché è di proprietà del CAI di Monza, che lo gestisce con amore, mettendo a disposizione un’ottima cucina casereccia e ben 40 posti letto per chi decide di fermarsi a riposare nel luogo.

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Noi decidiamo di mangiucchiare qualcosa là, ma prima, non contenti della sfacchinata, proseguiamo il nostro tragitto fino alle “Miniere della Passata”, dove, dal 1888 fino alla II Guerra Mondiale si estraeva la Galena, ovvero il Solfuro di Piombo.

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Purtroppo questo tragitto è infastidito dalla presenza di alcuni stupidi turisti che non capiscono di non essere padroni del mondo e che continuano ad urlare. Peccato. Se posso darvi un consiglio da orsetto viaggiatore e amante della montagna, le passeggiate vanno fatte tenendo il tono della voce il più basso possibile, prima di tutto per rispetto nei confronti delle altre persone che si stanno godendo la passeggiata, secondo perché un tono di voce troppo alto potrebbe spaventare gli animali che vivono nei boschi, nel loro habitat naturale, terzo perché i suoni che si sentono in montagna sono decisamente troppo belli e rilassanti per essere rovinati da qualche essere umano idiota.

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Tornati al rifugio, dopo un bel piattone di mezzelune con provola e speck, costine di agnello con polenta, dolce rustico fatto in casa, il tutto accompagnato dalla birra del Carrobiolo (d’altronde siamo in territorio monzese!), e dopo un buon caffè gentilmente offerto dal signor Brambilla, decidiamo di tornare verso Erve, fermandoci, prima, ad uno dei tanti spiazzetti sul torrente Gallavesa per riposare un po’ i piedini e immergerli nell’acquetta fresca.

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Una volta giunti a Erve ci ritroviamo catapultati in una festa! Evviva, come sapete, le feste locali mi piacciono! E mi piacciono ancora di più se ci sono balli tipici e canzoni tipiche del luogo.

Dopo una birra fresca, qualche stuzzichino offerto dalle Pro Loco della zona e un po’ di sano spettacolo, decidiamo di tornare nella Brianza industriale, contenti per aver scoperto che non tutta la Brianza è da buttare nell’acido muriatico.

Vi invito a dare un’occhiata alla mia pagina facebook, dove metterò delle simpatiche foto della gita!

Info:
Rifugio Capanna Alpinisti Monzesi: www.caimonza.it/capanna_monza.html
Comune di Erve: www.comune.erve.lc.it

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