Viaggi

Un Pachulli tutto zucchero – Sulmona e i suoi confetti

Come dicevo nel post precedente, sono diversi i paesi, borghi e cittadine molto belli che si possono visitare nell’aquilano, sia nelle immediate vicinanze, sia un po’ più lontano. Nella mia esistenza ne ho visti molti e di altri ho letto le descrizioni sulle guide e li voglio visitare la prossima volta che vado giù!
Paesi come Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Rocca Calascio e mille altri sono bellissimi e assolutamente da vedere. Appena ci vado scrivo dei bei post ispirati, purtroppo questa volta non ho fatto in tempo a visitarli. In compenso ho visitato un altro posto delizioso: Sulmona.

Sulmona è una cittadina molto bella immersa in una delle tante vallate che si stendono tra le innumerevoli montagne dell’Appennino abruzzese: la valle Peligna. La zona è a una settantina di chilometri dall’Aquila ed è possibile raggiungerla seguendo due tragitti diversi, entrambi consultabili su google maps: il tragitto più veloce consiste nel passare per la piana di Navelli, a nord-est del capoluogo, e proseguire in direzione del centro abitato di Popoli, seguendo i tornanti sede delle nota competizione automobilistica delle svolte di Popoli; il secondo tragitto passa per i paesini della valle Subequana e sfocia nella valle Peligna attraverso il suggestivo passo delle Gole di S. Venanzio.
Entrambe le strade sono molto belle, ma io consiglio la seconda perché, anche se è leggermente più lenta della prima, consente di attraversare dei paesi deliziosi e il paesaggio delle Gole di San Venanzio è davvero spettacolare.
Sulmona è il centro amministrativo della valle, anche se presto, grazie ai tagli del governo Monti, comincerà a non contare nulla. Per il momento dovranno rassegnarsi a rinunciare al Tribunale, poi si vedrà. Di sicuro finché ci sarà gente che per festeggiare le ricorrenze fa le bomboniere, l’economia della città non avrà nulla da temere.

Sulmona, infatti, è nota in tutta Italia principalmente per i confetti e, girando per il centro, si può notare che l’economia del posto si basa principalmente sui simpatici negozietti che vendono confetti in tutte le forme, colori e ripieni! Praticamente su dieci negozi che si incontrano, nove vendono confetti e l’altro è un bar, all’interno del quale è facile trovare degli ottimi confetti.
C’è anche una via dello shopping, dove ben il quaranta percento dei negozi non vende confetti.

Facciamo un bel giro per la città e notiamo che Sulmona non è solo confetti. Il centro, infatti, è molto, molto bello. La città è di origine romana, pensate, ed ha dato i natali a un personaggio molto noto agli studenti dei licei: Publio Ovidio Nasone.

In posa con Ovidio!

Il poeta, che per ovvi motivi è comunemente noto con il secondo dei suoi nomi, e non il terzo, è nato nell’allora Sulmo e credo sia la cosa più eccitante accaduta alla città tra la fine delle guerre italiche e il Medioevo, quando la città visse un nuovo periodo di splendore grazie a Federico II, che evidentemente amava particolarmente queste zone, e che a Sulmona ha lasciato lo spettacolare acquedotto che attraversa il centro della città e compone, all’altezza della piazza principale, un quadretto molto fotogenico.
Si tratta forse dello scorcio più bello di tutta la città: la piazza è veramente grande, molto più grande di quello che ci si può aspettare in una cittadina di 25.000 abitanti, probabilmente è un retaggio dell’epoca medievale, quando la città era sede di una delle sette maggiori fiere che si tenevano nel regno di Federico II. Oltre che dalla presenza di un tratto dell’acquedotto, la piazza è impreziosita da una fontana monumentale del XIX secolo e da una vista molto suggestiva sulle montagne della Majella e sui monti del Morrone.


Il resto della città non offre altri spunti particolari, diciamo che è molto bella nel complesso; il centro storico è, infatti, rimasto più o meno lo stesso da alcune centinaia di anni, da quando la città fu sconvolta da un forte terremoto (che apparentemente è di casa da queste parti), ed è quindi molto armonioso con le sue casette antiche con le facciate sbiadite dal tempo che conferiscono alla città un non so che di vissuto, di antico. Visitando il centro storico di Sulmona si ha l’impressione che le pietre abbiano più storia da raccontare di quella che si trova nei libri o nelle guide. E’ una piacevole sensazione che mi prende quando visito delle città molto antiche, ma nelle quali non è mai successo nulla di troppo rilevante e quindi restano fuori dai libri di storia e vengono liquidate con due righe dalla maggior parte delle guide. Essendo un orsetto molto sensibile e sentimentale mi sento molto legato a questi posti. Un’altra città che mi ha fatto la stessa impressione, forse anche in maniera maggiore, è stata l’Aquila quando la visitai per la prima volta prima del terremoto. All’epoca il centro storico della città emanava una strana energia che mi aveva molto colpito. Dopo il terremoto, per qualche motivo, tutto è cambiato, per questo motivo il mio post sulla città non è un granché, magari in futuro ne scriverò uno più ispirato.

Ma torniamo alla mia visita a Sulmona e al vero scopo per cui sono venuto qui: comprare i confetti! Come dicevo prima, basta farsi un passo in città per comprare confetti in qualsiasi forma, ma a me servivano sfusi e verdi. Per questo motivo ho deciso di andare direttamente nello spaccio di una fabbrica. Ce ne sono una miriade, ma le più famose sono tre: Pelino, William di Carlo e Ovidio. Io sono andato alla fabbrica Pelino, che credo sia la marca più antica e anche quella più famosa al di fuori dell’Abruzzo. Il motivo che mi ha spinto lì è semplicemente il fatto che la fabbrica è la più vicina al centro storico ed è l’unica segnalata con appositi cartelli stradali.
L’attuale fabbrica si trova poco fuori dal centro storico, leggermente più spostata rispetto all’edificio che ospitava la fabbrica storica. E’ un capannone in vecchio stile, non come i prefabbricati moderni, completamente verniciato di bianco. Ospita sia la fabbrica che lo spaccio e anche un piccolo museo; all’ingresso si scopre che negli anni ’30 venne incluso nella lista dei luoghi di interesse storico tramite decreto regio e, in quanto tale, ha il diritto di essere invasa da simpatiche scolaresche che riempiono l’angusto spazio dedicato alla rivendita e, sotto l’effetto allucinatorio dello zucchero, rimbecilliscono i poveri clienti a suon di urla e altri versi demoniaci.
Fortunatamente riesco a comprare ciò di cui avevo bisogno e a lasciare la fabbrica. Adesso possiamo tornare a C.A.S.A. percorrendo la strada che passa per Popoli. Arrivati all’altezza delle curve, però, ci ritroviamo nel bel mezzo delle prove delle svolte di Popoli, che si sarebbero tenute il giorno dopo!!
Ci dobbiamo rigirare. Faccio finta di essere dispiaciuto, ma in realtà sono contento: non avrei voluto vomitare tutti i confetti che mi avevano fatto assaggiare prima!!

Ritorno all’Aquila e mi preparo per una nuova avventura, che sarà l’ultima cosa ch vi racconterò su questa vacanza prima di iniziare il capitolo sul Trentino!

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